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Questo è il titolo del Convegno Astrologico tenuto a Roma sabato 19 ottobre, con tavola rotonda domenica 20, da cui sono appena tornata.
Bel convegno e anche bel titolo.
L’avventura dell’anima…e quali sono gli “dei”che spingono l’anima a questa avventura?
Sono Urano, Nettuno e Plutone, gli ultimi a rivelarsi nel cielo e nelle nostre coscienze, i transaturniani, oltre la soglia…
Pianeti del collettivo, che segnano l’evoluzione collegata all’”anima” del mondo.
Pianeti della trasformazione, che possono arrivare alla radice del Karma, sempre che siano stati pagati i giusti prezzi a Saturno, il guardiano di quella soglia oltre la quale questi pianeti ai limiti del sistema solare brillano.
Pianeti collegati dalla tradizione esoterica Occidentale agli ultimi Chakra, i Chakra dell’illuminazione, pianeti collegati alle forze profonde dell’inconscio.
“La risalita di Nettuno dagli abissi marini”, “Plutone il grande mago” “Plutone, dall’impotenza alla potenza”, Urano e l’illuminazione”: ecco alcuni dei titoli, che vi danno l’idea del valore di trasformazione di questi pianeti come emersione della coscienza.
Qui vi metto una piccola digressione divertente: il taxi che è venuto a prendere me e la mia amica Pina Cinquemani, di cui presto leggerete nel web gli articoli sui transiti, si chiamava…Urano! E il tassista era assolutamente, estrosamente Uraniano, e solo la nostra conoscenza delle qualità del Segno ci ha permesso di adeguarci alle sue battute demenziali, fatte alle due di notte in strade buie e sconosciute…
Per tornare ai nostri, ecco per primo proprio Urano, scoperto nel 1781, quando i tempi delle grandi rivoluzioni Americana e Francese erano pronti.
Le scoperte astronomiche, sempre sincroniche con la nostra mente…
Urano il rivoluzionario, sentiero della conoscenza che porta all’illuminazione, transpersonale della collettività, portatore del destino della nostra specie.
Peso nell’evoluzione delle specie viventi, continuum energetico materia – mente – spirito, che diviene illuminazione in presenza del processo consapevole dell’unità della coscienza…ed ecco che due maestri dell’aspetto biologico dell’evoluzione, anche se su fronti diversi, Darwin e Teilhard De Chardin, hanno un forte peso Uraniano nelle loro carte natali!
Urano collegato all’ultimo Chakra, rottura di un ciclo di manifestazione, spinta a dimensioni sempre meno condizionate, veicolo di uscita dal Samsara, la ruota delle incarnazioni.
Il secondo è Nettuno, dio delle Acque profonde ma anche, retaggio di antichità che ci porta fino ai Sumeri e ai Babilonesi, alla Terra: ed ecco che Nettuno è l’irato produttore di terremoti.
Nei collegamenti con il profondo, è il dissolvitore, l’allargarsi della coscienza al Tutto.
E’ il dio che apre lo sguardo su una visione olistica, che, per noi abituati alla settorializzazione sistematica delle idee, sembra caos, e porta con sé terrore…il terrore dell’infinito o delle profonde acque viola.
Nettuno può essere labirinto, simbolo iniziatico antichissimo, ma se possediamo il filo di Arianna della consapevolezza e della mente illuminata, allora diviene proprio sfida a quel caos e riorganizzazione in un ordine superiore e trascendente, dove la dualità diviene unità…e allora abbiamo raggiunto Sahasrara, il Chakra dell’illuminazione.
Last but not least è Plutone, scoperto nel 1930, pronto a relazionarsi con l’energia atomica e con la psicologia del profondo.
E qua la sfida si fa pesante, e il gioco pericoloso…sempre se non ne conosciamo le regole.
Plutone è, in effetti, la sfida della materia.
Nel collettivo, rappresenta le ferite della storia, le esperienze collettive riversate nell’inconscio individuale.
Nel quadro individuale, e ci dobbiamo riferire alle case, rappresenta il “deposito” inconscio della personalità, la paura, la resistenza, il rifiuto, le problematiche familiari che colpiscono attraverso l’anello più debole.
E’ il drago, come dice Maria Teresa Mazzoni… e se fuggiamo davanti a lui, spinti anche dall'Ombra Plutoniana, la colpa, ce lo troveremo sempre alle calcagna.
Il drago va affrontato e combattuto: bisogna misurarsi con lui, e quando l’avremo non dico vinto, ma fatto retrocedere, avremo libero lo spazio interiore che prima lui occupava…
Bisogna far togliere l’elmo, copricapo del dio, che lo rendeva invisibile, al nostro Plutone interiore, dobbiamo renderlo visibile, così sapremo come sarà la nostra immagine che dobbiamo lasciarci alle spalle.
Dobbiamo guardare con distacco i resti che abbiamo lasciato sul luogo della battaglia, gli attaccamenti, come preda del drago che si allontana…e allora capiremo che quel drago che avevamo tanto temuto non è altro che il nostro daimon interiore che ci spinge verso ciò che è necessario.
Sfida della materia che è diventata sfida dell’anima.
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